Come si fa un Business Plan

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Come si fa un Business Plan

Come si fa un Business Plan

“Ma ‘ndo vai se il business plan non ce l’hai?!”

Sia che si tratti si una impresa in crisi, o di una Start-up o di un’attività in equilibrio il Business Plan o meglio i Business Plan sono indispensabili come i fari per un’auto che viaggia di notte.

 

A chi serve il business Plan?

A tutti gli Stake-Holders: potenziali finanziatori, soci, azionisti, investitori, affiliati, clienti, e soprattutto per l’organizzazione aziendale stessa, e gli imprenditori che hanno esigenza di valutare in modo strutturato la bontà della loro idea.

Un’idea non è un Business!!!

Un Business parte da un’idea, viene poi tradotta in obiettivi, piani e azioni, dopo aver accertato la fattibilità e la convenienza delle stesse e pianificato il tutto diventa un buon business.

Un Business Plan attraverserà le seguenti fasi:

-nascita dell’idea imprenditoriale (business idea)

-analisi del settore in cui presumibilmente l’idea dovrà svilupparsi

-definizione del modello di business

-verifica di sostenibilità del modello di business

-elaborazione di massima dei risultati attesi

-mappa strategica

-formulazione dei piani d’azione

-elaborazione definitiva dei risultati attesi

-ricerca dei capitali, la struttura finanziaria dell’operazione e la exit strategy.

 

  • L’idea imprenditoriale è il punto zero, l’imprenditore avverte  bisogni insoddisfatti, carenze nel mercato intravede un’opportunità, iniziano a germogliare i presupposti dai quali crescerà l’idea imprenditoriale.

 

  • Definizione e Analisi del settore: comprende sia l’analisi del mercato all’interno del quale si inserirà il prodotto (bene/servizio) sia l’analisi dei competitors.

 

  • Definire il modello di business comprende la realizzazione di una proposta di valore sulla base delle analisi fatte idonea a soddisfare i segmenti di mercato individuati.

 

  • Verificare la sostenibilità del modello di business una fase critica del business plan che in alcuni casi rompe l’amore che l’imprenditore ha della propria idea fondata fino a questo punto del business plan su congetture e che a questo livello di analisi potrebbe risultare un’idea inutile.

 

  •  L’elaborazione di massima dei risultati attesi consiste nel fare una prima verifica dei risultati attesi dall’attuazione del business lo scopo è quello di avere una proiezione di massima delle variabili economiche e finanziarie rilevanti così da poter prefigurare, sia pure sul fondamento di congetture ancora da validare, la sostenibilità economico finanziaria del progetto imprenditoriale che si sta costruendo. In questa fase le variabili da stimare riguardano:

–          L’investimento in capitale fisso necessario per attuare il progetto, tipicamente immobilizzazioni materiali e immateriali

–          I costi della gestione operativa

–          I ricavi di vendita

–          I fabbisogni derivanti dalle variazioni di capitale circolante netto operativo.

 

  • La mappa strategica formalizza i nessi causali tra obiettivi e azioni.

 

  • I piani d’azione: la mappa strategica con l’evidenziazione dei fattori critici di successo agevola l’identificazione dei progetti dalla cui esecuzione dipende l’attuazione dell’idea di business.

 

  • La rielaborazione dei risultati attesi: a conclusione del processo descritto è possibile aggiornare i risultati attesi in base a nuovi elementi acquisiti

Il business plan si divide così  in due macro sezioni:

– la descrizione (aspetto qualitativo descrittivo) e

– la rappresentazione economica finanziaria (aspetto quantitativo)

 

 

VALENZA DEL BUSINESS PLAN

                          

                       INTERNA                                                                                                                                                                                                                                                      ESTERNA

Riduce la soggettività del processo decisionale                                                                                                                  migliora la comunicazione esterna

 

STRUTTURA:

PARTE QUALITATIVA

La presentazione del progetto dovrebbe essere articolata secondo la seguente struttura:

 

A.PRESENTAZIONE DEL PROGETTO: in modo sintetico viene comunicata l’idea di business e i suoi obiettivi (economici, finanziari, di mercato, sociali, ….) e a chi è rivolto (ai soci, alle banche, alla pubblica amministrazione per l’erogazione dei finanziamenti).

B. STORIA DELL’AZIENDA E DEI SOCI: viene descritta dettagliatamente la storia aziendale le competenze dei membri che la compongono sotto il profilo della compagine sociale, dell’organo amministrativo, dell’organizzazione, del mercato servito e dei prodotti venduti (se il business plan è predisposto in riferimento ad una realtà già esistente). Nel caso di inizio di nuova attività è necessario indicare i componenti del gruppo imprenditoriale evidenziando analiticamente le relative esperienze professionali, motivazioni, capacità di gestione e capacità di finanziamento.

C. ANALISI DEI MERCATI DI RIFERIMENTO: tale fase consiste essenzialmente nel:

a. analizzare e descrivere  il mercato di riferimento in termini di andamento storico e prospettico del settore in cui l’idea di business si posizionerà;

b. Segmentare cioè suddividere il mercato di riferimento in funzione dei bisogni dei potenziali consumatori (“che cosa” desidera il consumatore?);

c. Identificare il segmento “target” cioè la tipologia di “clienti obiettivo”e comprendere il comportamento del consumatore:

perché acquistano

quando acquistano

dove acquistano

 

Infine è opportuno delineare le caratteristiche del consumatore (età, sesso, istruzione, classe socio-economica di appartenenza) al fine di identificare i migliori strumenti di comunicazione pubblicitaria.

d. Identificare ed analizzare l’ambiente esterno, fonte di rischi ed opportunità, che condiziona le modalità con le quali l’azienda potrà vendere i prodotti/

servizi.

 

D. FORMULAZIONE DEL PIANO DEGLI INVESTIMENTI DUREVOLI:

tale fase consiste essenzialmente nel:

a. Identificare le immobilizzazioni (investimenti durevoli) necessarie per la realizzazione della struttura aziendale suddivise tra le diverse funzioni aziendali:

b. Assegnare un valore ai costi dei beni sopra indicati attraverso dei preventivi accurati di fornitori;

E. FORMULAZIONE DEL PIANO DEI FINANZIAMENTI: tale fase consiste essenzialmente nello stabilire la corretta ripartizione tra CAPITALE PROPRIO (cioè il capitale iniziale dei soci) e CAPITALE DI TERZI (il capitale finanziato da banche e società di leasing). Si tratta in definitiva di:

a. Prendere a riferimento il valore degli investimenti durevoli;

b. Predeterminare una percentuale ritenuta congrua per quanto riguarda il capitale proprio (si ritiene “equilibrata” una quota dal 33% al 50% dell’investimento complessivo) ;

c. Reperire risorse in capo ai soci;

d. Per differenza determinare la quota da reperire nel mercato del credito (banche, società di leasing).

Per determinare invece la durata e le condizioni (tassi passivi, modalità di rimborso, ecc.) dei finanziamenti durevoli, nonché la scelta tra leasing e mutuo, è necessario prendere in considerazione, oltre la vita utile dei cespiti di riferimento (strettamente collegata alle aliquote di ammortamento: es. 20% = vita utile 5 anni), anche i risultati finanziari attesi per il progetto (piano finanziario di previsione nella parte QUANTITATIVA del business plan). Infatti il flusso di cassa previsto dovrà essere coerente con le proiezioni delle rate di rimborso, degli ammortamenti e dei canoni di leasing.

Come si fa un Business Plan 

PARTE QUANTITATIVA BUSINESS PLAN

1. IL CONTO ECONOMICO PREVISIONALE che raccoglie i costi e i

ricavi previsti e fornisce quindi gli elementi utili per la determinazione della prevista redditività aziendale;

2. IL PIANO FINANZIARIO che permette di evidenziare i fabbisogni finanziari nel periodo di riferimento;

3. LA SITUAZIONE PATRIMONIALE che permette di evidenziare la situazione degli elementi componenti il patrimonio aziendale al termine di ciascun esercizio.

Analisi del punto di pareggio aziendale (BEP).

Il Business Plan seppur non obbligatorio per legge, ha un ruolo centrale tra i documenti aziendali è quindi un elemento imprescindibile costituisce il faro per l’azienda

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